10/06/2007

L'anima psichica

2f19fc4d5dbe86fb458c5c6b709585b9.jpg

"L'anima psichica si specchia nel proprio mondo e raramente si accorge di essere adagiata su un "grigio lenzuolo" di illusioni. Anche ciò che percepisce è parziale e confuso, poiché la verità oggettiva (il muro sullo sfondo è di colore neutro) è ancora occultata dal desiderio, dalla passione e dalla volontà di esistere a tutti i costi (il rosso tendaggio)

Il volto dell'anima che si riflette nello specchio appare "confuso" all'interno della cornice nera, metafora di un preciso limite della percezione psichica di "mettere a fuoco" le problematiche esistenziali.
Per gli alchimisti del seicento tale limite non si risolve semplicemente con l'analisi accurata e razionale della realtà così come si presenta allo sguardo.

La percezione rimane psichica se non viene affrontata alla radice l'ostacolo che impedisce all'anima di evolvere nelle "funzioni alchemiche" della "mente, della coscienza, dello spiritus e dell'intellectus". Il "drago" che tiene in ostaggio l'anima si chiama "libido appagativa". E' questa forma di "amor di sé" (l'Amorino, il putto con le ali che sostiene lo specchio)) che distorce la limpidezza della propriocezione, annulla la facoltà critica, falsifica i dati oggettivi, le parole, i sentimenti, le immagini e i loro contenuti a proprio esclusivo vantaggio e godimento.
"Vedo solo ciò che mi piace e mi gratifica escludendo dal campo della percezione ciò che mi disturba e mi inquieta."

La realizzazione del piacere sensoriale e del 'confort psicofisico' è la vetta massima a cui può aspirare la "coscienza corporea psichica" di Venere.
L'anima psichica si prende cura del corpo, in modo spesso maniacale, e si accorge solo in prossimità della vecchiaia di non essere riuscita ad evolvere la "libido appagativa" (la lonza incontrata da Dante nella selva oscura) in consapevolezza mentale di ciò che è "buono e giusto" per lo sviluppo dell' identità umana (il Figlio dell'uomo) nell'identità spirituale (il Figlio di Dio)

P.S.
L'arte alchemica è presente in tutte le opere della creatività in cui è rappresentato, in vari modi, un processo di trasformazione della percezione in intuizione, consapevolezza, comprensione e conoscenza della verità.
Nel Rinascimento gli artisti conoscevano la "chiave di lettura" dei sentimenti e accompagnavano i dipinti con poesie, poemi, favole e racconti. Allo stesso modo i filosofi utilizzavano illustrazioni e musica per trasmettere il contenuto "emotivo, lirico e psicologico" del testo.
In forme non diverse dai "post" che leggiamo in Internet, la sintesi tra immagine e testo produceva un approccio 'sinestetico' all'opera artistica e filosofica; l'artificio creativo in grado di congiungere, "in un battito d'ali', le facoltà creative e cognitive dei due emisferi cerebrali (la mente androgina), ovvero il "matrimonio alchemico" tra Venere (immagine) e Mercurio (testo), tra Apollo (la cultura dell'anima) e Diana (la percezione cognitiva dei simboli).

03/06/2007

Arte della manipolazione

 fc3552b3ee4d9d6861b0c1c7c63feb26.jpg

VELAZQUEZ. Las meninas 

La favola di Cappuccetto Rosso ha una struttura più complessa di quanto si possa immaginare. In molti si sono cimentati a interpretare la storia dal punto di vista sociologico, psicologico, psicoanalitico e persino politico.
Come tutte le favole concepite a cavallo tra il 1600 e il 1700, anche la vicenda della bambina che si dimentica di ascoltare le raccomandazioni della madre appartiene ad un specifica corrente della filosofia alchemica che proprio in quei decenni aveva rivolto l'attenzione sul ruolo svolto dalla percezione come strumento di indagine e consapevolezza mentale della realtà (vedi la "Meninas" dipinta da Velazquez).

La madre, simbolo dell'esperienza trasmessa dalla saggezza delle donne esperte, dai saggi e dai filosofi alchimisti, "invita" la figlia (l'anima psichica ancora ingenua e sprovveduta) ad affrontare le esperienze dei sentimenti (la Rubedo, ovvero "arrossamento", da cui il significato simbolico dela cappuccio rosso) portando con sé il "cestino" degli insegnamenti alchemici (metafora di una specifica conoscenza della natura umana).
L'anima dimentica presto le raccomandazioni della madre di non perdere tempo lungo il tragitto; Cappuccetto è attratta dalle esperienze sensoriali e si sofferma a raccogliere fiori, fragole, frutti di bosco, metafora della ricerca di emozioni visive, estetiche e 'culturali' che contraddistinguono la dimensione psichica dell'esperienza soggettiva.

La filosofia alchemica afferma infatti che la fase della conoscenza delle emozioni sensoriali deve essere compiuta nel tragitto più breve possibile, poiché l'anima psichica, se rimane tale e non evolve nell'anima razionale (la nonna), corre il rischio di rimanere vittima della "libido" altrui (il lupo).
Il lupo è sempre in agguato, pronto a "cibarsi" dell'anima ingenua che non si accorge di essere osservata, studiata, analizzata e manipolata in molteplici aspetti, anche quelli a sfondo commerciale, politico e demoscopico.

La seconda parte della favola descrive il processo con cui l'anima psichica viene "inglobata" nel ventre del lupo, metafora del "sistema delle abitudini" che agisce attraverso sistemi occulti di manipolazione della psiche individuale e collettiva. Noi non ce ne accorgiamo, ma il lupo veste i panni della nonna (la razionalità ritenuta saggia e buona) molto più spesso di quanto crediamo.
Dietro l'apparente "grandezza" esteriore delle immagini proiettate attraverso i mezzi di comunicazione (Che occhi grandi che hai...) e "grandezza" morale sucitata dalle parole confezionate con arte (Che orecchie grandi che hai...) si nascondono le fauci fameliche di coloro che conoscono i "trucchi" per ammaliare, suggestionare, convincere e inglobare l'anima psichica all'interno del sistema, del mercato o del business...

Che il sistema si chiami società consumistica, conformismo morale, passività intellettuale, ecc..., non ha importanza. L'individuo può salvarsi se affina la percezione sensoriale, critica e razionale e la trasforma in percezione intuitiva (il fiuto del cacciatore!) e colpisce al "cuore" il sistema fondato sulla manipolazione psichica delle immagini e delle informazioni (vedi i telegiornali,la pubblicità occulta e la propaganda...).
Solo in questo modo l'anima psichica può riemergere ancora viva e "fuoriuscire" dal conformismo delle abitudini adeguate agli scopi della sopravvivenza e della conservazione (il ventre del lupo) e raggiungere un grado di consapevolezza "razionale e intuitiva" (i genitori della "meninas" riflessi sullo specchio che si trova in fondo alla sala, alle spalle di Velazquez) sufficiente per proteggersi da ulteriori agguati.

Fonte:
Diego Velazquez: Las Menina, 1656
MuseoHermetico n. 4: la percezione intuitiva

L'Arte della suggestione

a3f98a9cfbbc9b6a67b64b0b25f47363.jpg

BOTTICELLI, Nastagio degli Onesti

Botticelli dipinge la novella di Nastagio degli Onesti tratta dal Decamerone di Bocaccio al preciso scopo di educare lo sguardo ad andare oltre le apparenze. La novella è una occasione unica per riflettere sulle motivazioni morali e "spirituali" che spingono gli uomini a compiere azioni che a prima analisi potrebbero sembrare incomprensibili.

La vicenda è ricca di contenuti simbolici che trasmettono un insegnamento fondamentale: i "modelli di coscienza" trasmessi dalla cultura, dalla religione (e dalla società consumistica) hanno un effetto "potente" sulla psiche degli individui e della massa. Non per niente il nazismo e lo stalinismo operarono attraverso "simboli, modelli e immagini" ispirati a una 'ideologia massificante' (la razza e il comunismo) che "neutralizzò" lo spirito critico di migliaia di individui.

Il vizietto di suggestionare il "prossimo" con parole e immagini era ben conosciuto anche ai tempi di Botticelli. I predicatori andavano in giro mostrando l'immagine di "Cristo crocifisso", mentre dai pulpiti delle chiese i prelati indimidivano i fedeli a non compiere peccato, pena le fiamme dell'inferno. La novella raccontata da Filomena (andate a leggervi la novella al sito
www.it.wikipedia.org) presenta delle interessanti analogie con il pensiero alchemico.

1. Il protagonista spende tutto il suo denaro e la sua passione per conquistare il cuore dell'amata che non lo corrisponde.
Allo stesso modo, per analogia, l'alchimista dissipa tutto il potere della libido (il seme sessuale) nella ricerca della pietra filosofale, ma la sua anima è ancora troppo legata al mondo della materia e non rinuncia a "frequentare" le sette mistiche, le religioni esoteriche, le filosofie orientali, ecc.

2. Nastagio si allontana da Ravenna (il mondo materiale) ed entra in una pineta (la meditazione) dove avviene un fenomeno di "coincidenza" tra le immagini percepite dalla "coscienza" e la sua vicenda amorosa (e spirituale). Nel bosco incontra un cavaliere che insegue l'amante che in vita non lo aveva mai corrisposto. La pena inflitta all'anima renitente è di essere sbranata e divorata da due cani (vizio e ingordigia) e di continuare all'infinito nella corsa affannosa verso una salvezza che continuamente le sfugge.

3. Nastagio vorrebbe opporsi al "martirio" di quella donna che corre nuda tra i rovi inseguita dai cani, ma il cavaliere lo convince che quella è la giusta pena che la donna/anima deve scontare per non aver assecondato la "volontà di Dio" (il corpo biopsicosomatico) di evolvere attraverso l'amore di coppia (l'alchimia dei sensi).

4. Nastagio comprende la lezione e invita la donna amata e i suoi famigliari (il Karma della razza e della società dei consumi) a un grande banchetto nella pineta, poiché ogni venerdi' la stessa scena si ripresenta, uguale in tutti i dettagli a coloro che abbandonano le "faccende quotidiane" e godono del "cibo spirituale" offerto dalla pratica della meditazione (o dell'arte)

5. La terribile scena si ripresenta sotto gli occhi di tutti i presenti. L'effetto delle immagini è così dirompente che le donne piangono di paura e la donna amata da Nastagio tramuta, come per incanto, il suo odio in amore. Il significato alchemico della novella è chiaro:
Nastagio (il soma mentale "maschile") deve unirsi in matrimonio con l'amata (l'anima psichica femminile) affinché dai due possa nascere la "volontà spirituale" di evolvere in amore, conoscenza e 'virtute'.

Arte della rappresentazione

b9071d5739334f44a87806ff9f120285.jpg

VERMEER, La ragazza con l'orecchino di perla

"Le arti costituiscono un tentativo di comunicare, con strumenti diversi, alcuni aspetti di una rappresentazione privata del mondo. La produzione di miti mira, tra l'altro, a integrare pezzi di informazione sul mondo in una rappresentazione pubblica in qualche modo coerente e unitaria tesa a soddisfare il bisogno del cervello umano appunto di unità e coerenza. Quanto alle scienze naturali (e la filosofia naturale del rinascimento), esse rappresentano un modo per affinare questa rappresentazione pubblica del mondo e dare una visione più precisa della realtà. Tutte queste attività fanno appello all'immaginazione umana. (Jacob, Il gioco dei possibili, 1983).

L'arte della rappresentazione, esplicita e immediata nella scena teatrale, diventa invece molto elaborata e sottile quando l'immaginazione creativa si avventura nel territorio allegorico, metaforico e simbolico della "filosofia naturale". Se affermiamo che il "gatto con gli stivali" è una rappresentazione allegorica dei processi di trasmutazione della mente, è perché, allo stesso modo, siamo in grado di intravedere in "Ulisse" il modello di trasformazione dell'intelligenza logica e razionale in intelletto intuitivo e traslogico.

Questi due modi diversi di rappresentare un "fenomeno" naturale di evoluzione biopsicoculturale della mente umana hanno una "funzione" in comune: i modelli di trasformazione spirituale, presenti nei miti, nelle favole, nelle tragedie greche e nelle vicende del Vangelo, hanno la "funzione" di "seminare folgorazioni perché gli uomini hanno bisogno di visioni. Ed emerge non come fossile dal passato, ma come energia spirituale che attraversa il presente e consente all'uomo di conoscere le sue origini, la divinità della natura, il destino dell'anima." (Pifano, La luce di Giobbe, 1994).

Fa una certa impressione leggere nei libri di scienziati contemporanei parole che potrebbero essere state pronunciate dagli alchimisti del rinascimento.Un po' alla volta la Ragione occidentale inizia a comprendere il significato profondo dei modelli che da secoli "illuminano le visioni" degli uomini che aspirano alla perfezione, alla libertà, alla pace e alla bellezza in tutte le sue forme.

Le favole alchemiche, non meno dei miti dell'antica grecia e non diversamente dalle opere del cinema contemporaneo, raccontano una specifica storia che si ripete all'infinito all'interno della struttura psichica e cognitiva dell'individuo. La storia, la trama o la vicenda dei singoli interpreti ha il compito di rappresentare, in forme e linguaggi sempre diversi, un archetipo millenario che è inscritto nel "genoma umano".

Anche l'artista contemporaneo, in forme spesso subconscie, rimette mano all'immaginario collettivo che da millenni popola le fantasie, le speranze e le utopie individuali e collettive. La capacità di attingere al materiale simbolico presente all'interno del cervelletto e del tronco encefalico (il laboratorio chimico degli alchimisti) dipende dalla qualità dell'energia mentale che fluisce all'interno del liquido cerebrospinale.

Se nel liquido prevale la "bile nera", metafora dei sentimenti particolari deteriori come la rabbia, l'ira e l'invidia, allora sarà impossibile per l'artista accedere all'esperienza iperconscia che scaturisce dalla conoscenza/esperienza degli archetipi.
Tuttavia è sufficiente l'amore, la passione e il desiderio di conoscenza per innescare processi naturali di purificazione della "bile nera" in "bile rossa.". Il furore creativo di Michelangelo, o la febbrile ricerca di verità di Caravaggio hanno origine da processi biopsicosomatici e non da inutili ricerche stilistiche.

Ciò che deve essere essere modificata è la sostanza della mente, ovvero il suo sostrato, ciò che gli alchimisti orientali chiamano "guna". Un artista è mediocre quando opera con un tipo di "fattore mentale" grezzo, grossolano, spento. Lo scopo dell'artista rinascimentale, non a caso, è riuscire a percepire la qualità del "lumen" a cui si giunge attraverso l'esercizio dell'arte, lo studio della luce, la ricerca delle proporzioni, ecc. e cioè affinando le qualità della percezione.

La percezione è quindi l'artificio tecnico, lo strumento della ragione, in grado di trasmutare rapidamente la mente logica e razianale in mente intuitiva e simbolica.
Se analizziamo la figura del "gatto con gli stivali" in parallelo con la figura di "Ulisse" scopriamo delle affinità sorprendenti. Il primo, con le ali ai piedi, è l'arteficie dell'evoluzione del soma psichico del padrone nel soma mentale (vedi il post sulla mente androgina), mentre il secondo procede ad evolvere il soma mentale attraverso le esperienze dell'Eros (Circe) e dell'Amore (Penelope), dell'abilità corporea e della percezione intuitiva, ecc..
Entrambi sono una rappresentazione simbolica dell'archetipo di Hermes, il dio dell'intelligenza, della comunicazione, dell'informazione che, inviato da Zeus (la conoscenza della natura umana), diviene portatore di buoni consigli, di invenzioni creative e di soluzioni imprevedibili e originali.

Illuminare la mente non è solo una fissazione dell'alchimista orientale, ma è da sempre l'obiettivio dei ricercatori che studiano e praticano l'arte con la speranza di "essere baciati dalla Dea Venere".
Venere è l'emblema della percezione alchemica in grado di trasformare il ranocchio in principe e il principe in Re. Sono sufficienti due baci della Dea per evolvere rapidamente nela conoscenza dei simboli e degli archetipi. Il problema di fondo dell'arte contemporanea è che le "Dee, le muse e le ninfe" sono state seppellite dalla "cultura della libido" che da cinque secoli inibisce la "percezione delle donne e degli artisti".
Spero che molti di voi abbiano visto il film "La fanciulla con l'orecchino di perla" ispirato all'opera di Vermeer.
Lo sguardo femminile ha una qualità che sintetizza gli opposti e "lacera" le consuetudini, liberando senza soste desiderio, pulsione creativa e istinto di felicità.
Non dobbiamo quindi sottovalutare l'occhio della madre(la percezione morale di Sant'Anna), la consapevolezza della figlia (la percezione sensoriale della Madonna), affinché la mente intuitiva (Il Bambino) possa evolvere attraverso il "gioco" degli affetti (l'agnellino). (Vedi la percezione alchemica)

In collaborazione con
Marta Breuning
redazione MuseoHermetico.
Fonte: G. Ronconi: Dal cervello alla mente.

15/04/2007

Il paradigma alchemico


PIETER BRUEGHEL, La Grande Torre, 1563

La verità si riconosce contestualmente alla verifica degli errori indotti dagli strumenti di misura e dai sistemi metodologici.
La costruzione delle teorie scientifiche, filosofiche e spirituali si fonda  sulla coerenza logica delle tesi che sostengono le ipotesi,  ma non si deve trascurare di esplorare  "il sottosuolo invisibile"  dei paradigmi. 
Ogni discorso che riguarda la natura dell'uomo, l'origine della coscienza e il significato della vita ha "radici" molto profonde nel processo culturale di selezione di alcuni concetti dominanti rispetto ad altri al fine di dotare il discorso logico di uno specifico criterio di intelligibilità. 
Mentre il paradigma razionale erige la  "Grande Torre", partendo dal presupposto che la creazione del mondo è opera di un "Dio  invisibile" (Scienza e Fede)  che trascende la dimensione corporea  dell'esperienza, il paradigma alchemico "fa crescere" l'albero della conoscenza sul terreno della "filosofia naturale" in grado di nutrire il tronco (il tronco encefalico) fino al sistema riproduttivo delle gemme (le ghiandole della testa), dei fiori (i lobi frontali) e delle mele (i due emisferi cerebrali) con la linfa  vitale generata da un "Dio corporeo" che dimora all'interno dell'essere. 

La "Torre di Babele" dipinta da  Brueghel invita lo sguardo ad osservare con attenzione le diverse tecniche di costruzione del sapere che origina dalla razionalità creativa degli uomini.
La differenza sostanziale che esiste tra il sapere scientifico e filosofico (la parte sinistra della torre rivolta verso la terra) da quello religioso e psicologico (la parte destra della torre rivolta verso il mare), dipende dall'abilità del pensiero razionalizzatore  di strutturare un sistema logico, forte, coerente e privo di cedimenti nelle parti fondative. 
La critica di Brueghel è chiara e inequivocabile: nessuno dei due sistemi di pensiero è in grado di portare a compimento l'opera. 
La conoscenza ‘pertinente' la felicità dell'uomo che origina dal pensiero scientifico è destinata a crollare sotto il suo stesso peso teorico e metodologico, mentre la conoscenza che evolve dal pensiero intuitivo implode e si disgrega velocemente nel tempo,  per poi ricostruirsi all'infinito sulle proprie macerie.
La coscienza critica di Brueghel  sintetizza i limiti del pensiero occidentale che disconosce la presenza sottile, occulta e invisibile del "paradigma culturale" codificato  in tutti gli individui, anche in quelli più evoluti intellettualmente, ignari di ricalcare schemi di pensiero conformi alla comprensione razionale acquisita attraverso l'educazione, l'istruzione e l'influsso dei sistemi cognitivi dominanti.
A differenza della conoscenza razionalizzatrice che rimane "esterna" alla dimensione evolutiva dell'individuo,  il sapere alchemico non si fonda su dogmi religiosi o dimostrazioni scientifiche, ma emerge all'interno dell'individuo che decide di annullare, convertire e sospendere ogni forma di pensiero che si prefigga di erigere templi, chiese e "massimi sistemi".
Anche l'albero della conoscenza razionale e intuitiva  che origina dalla ricerca filosofica deve deperire e seccarsi affinchè l'alchimista sia costretto a praticare l'introversione della libido  e  realizzare autonomamente la comprensione  della verità interiore. 
La comprensione della verità procede per gradi salendo con cautela sulla scala dei filosofi alchimisti, affinchè sia possibile per chiunque eliminare le fronde (e i fronzoli) inutili.


L'albero filosofale. Solomon Trismosin XV secolo